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Spoleto - CRONICARIO, 19 Agosto 2017 alle 18:37:33

Duomo: no allo spostamento dell'altare del Valadier, il vescovo liquida gli esperti

[Commenti]


Alfonso Marchese

Non se l'aspettava. E ha reagito al no secco della commissione col licenziamento di tutti i suoi componenti. In pratica i tre storici di rango nel campo dell'arte, chiamati per un loro parere sui restauri nella diocesi, avevano opposto il loro diniego allo spostamento dell'altare del Valadier in


una delle cappelle laterali e la sostituzione con quello romanico installato a Sant'Eufemia. Antonio Paolucci, ex ministro dei Beni Culturali (governo Dini '96) ed ex direttore dei musei vaticani, ha risposto piccato alla lettera del presule per la scompostezza della sua reazione. La docente Giovanna Sapori, che faceva parte della trinità di esperti, ha preferito non replicare, lasciando che monsignor Boccardo si cuocesse nel suo brodo. Il professore Bruno Toscano ha ribattuto ironicamente alla richiesta di disponibilità per il futuro, in caso di necessità di un giudizio che fino ad ieri era rimesso alla commissione. Toscano ha ringraziato il prelato per il sotteso augurio di lunga vita, visto che lui ha 86 anni.


E se il triduo di docenti fosse venuto incontro alla volontà del vescovo, la commissione sarebbe ancora in vita? Sembrerebbe di sì. Monsignor Boccardo non ha gradito la censura di un suo desiderio. Si aspettava ben altro trattamento dai commissari. Almeno il rispetto per la papalina e la croce d'oro al petto. Un vescovo è pur sempre un vescovo. Il suo bastone pastorale è anche uno scettro. Che rappresenta il potere: qui comando io. I tre componenti la commissione come si permettevano di contrastarne il volere? Pertanto, liquidati gli esperti, il vescovo Boccardo farà di testa sua. Non ha bisogno di pareri. Di consigli per dire no al suo progetto.


La decisione era stata messa a cuocere a fuoco lento. Non andava giù al presule che l'altare romanico rimanesse a Sant'Eufemia e non tornasse al suo posto originario nella cattedrale. Sia Paolucci che Toscano e la Sapori avevano fatto notare al vescovo che anche gli altari delle navate laterali e i candelabri sono del Valadier. Insomma, il progetto di Boccardo avrebbe rotto un equilibrio storico-artistico.


La Soprintendenza ai Beni Culturali ci metterà lo zampino? Interverrà in caso di ottemperanza al disegno del vescovo? Certo è che i docenti , interpellati e liquidati, sono studiosi integerrimi in fatto di conservazione dei beni culturali. E la loro rete di conoscenze è piuttosto ampia e ad alti livelli. Come finirà questa storia? Come Dio vorrà.



Commenti (16)

Commento scritto da Devastato il 19 Agosto 2017 alle 20:11
E' incredibile che l'arcivescovo Boccardo sia completamente disinteressato alla storia di Spoleto (lo ha espresso a più riprese) e consideri la tutela dei suoi beni come un intralcio alla sua dignità pastorale. I coraggiosi sono stati fatti fuori, e ora vedrete che chi ha favori da ricevere dalla curia si piegherà, e un'altra pagina di cultura spoletina verrà distrutta. Quelli rimasti saranno sempre pronti a prostrarsi.


Commento scritto da roberto il 20 Agosto 2017 alle 08:30
dove erano i due esperti spoletini quando si faceva scempio della scalinata ad inizio via salara vecchia? La vecchia scalinata del Tarchi, proseguimento di quella di P.zza Pianciani, è stata sostituita con un\'orrenda pietra nera che non c\'entra nulla con il contesto. E dei bruttissimi mattoncini sotto la torre dell\'olio ne vogliamo parlare? Sembrano le costruzioni lego di un bambino. Chi sarà stato l\'architetto che ha progettato questi scempi? Perchè quella pietra nera ? Quale è il significato di quei mattoncini?


Commento scritto da Paolo galli il 20 Agosto 2017 alle 10:41
Non ho conoscenza e competenza per giudicare del merito della vicenda.

Mi accontento della forma, della prosa gradevolissima di un talento di raro.


Commento scritto da lente d'ingrandimento il 20 Agosto 2017 alle 12:07
Bravissimo Roberto, sottoscrivo ogni parola del tuo commento


Commento scritto da Devastato il 20 Agosto 2017 alle 13:29
Ogni volta che qualcuno prova a resistere qualcosa - in questo caso di immensa importanza in confronto a interventi, inoltre reversibili - del Tarchi, qualcun altro gli accusa di non avere fatto altro. Grazie a questa attitudine, verrà distrutto l'altare del Valadier, uno dei più importanti architetti neoclassici del mondo, e inoltre probabilmente alterato l'altrettanto importante altare cosmatesco oggi in Sant'Eufemia che l'arcivescovo propone di 'aprire' spagninado i lato e perciò distruggendo un altro capolavoro. Complimenti. Prendetevela con gli esperti, e andiamo avanti così. Grazie a questa attitudine, la si fa sempre franca



Commento scritto da Devastato il 20 Agosto 2017 alle 13:37
Aggiungo che invece di indignarvi sulla notizia, diventate isterici sparando al messaggero. Intanto, gli altri fanno come vogliono perché chi potrebbe obbiettare perde tempo a litigare.


Commento scritto da Roberto Quirino il 20 Agosto 2017 alle 15:16
L'arcivescovo non può e non deve fare come vuole lui e non ci si deve affidare alla volontà divina: lo spostamento non si deve fare e basta, tanto più che, a mia conoscenza, la sistemazione dell'antico altare avrebbe previsto la sua completa apertura, con i lati minori a vista, un vero pasticcio. Non solo, ma si parlava anche di uno spostamento delle colonne di porfido che delimitano la zona presbiteriale, per destinarle dove poi...? Bene ha fatto quindi il comitato di esperti a esprimere un parere negativo. Quanto a tutto il resto, dov'era tutta la città, in quelle come in altre occasioni?


Commento scritto da roberto il 20 Agosto 2017 alle 17:23
Nell'articolo del dott. Marchese non leggo che l'altare del Valadier verrà distrutto, come dice Devastato, ma vorrebbe essere spostato in una delle cappelle laterali per fare posto a quello che era l'altare originale oggi in sant'Eufemia. Quest'ultimo argomento non mi sembra così fuori luogo però non sono un esperto ed allora non entro nel merito, quindi ben venga il dibattito.

Il riferimento ai saggi spoletini non era per spostare il discorso ma solo per chiarire che il loro parere non è necessariamente sinonimo di scelta giusta vista la loro assenza in altre situazioni dove la distruzione è effettivamente avvenuta e dove forse avrebbero avuto molte possibilità d'intervenire anche preventivamente.



Quanto al Sig. Quirino, porta argomenti diversi o meglio aggiuntivi a quelli che si leggono nell'articolo che farebbero propendere per la non sostituzione dell'altare.



Alla domanda di dove era tutta la città posso rispondere che era a San Giovanni di baiano, a san martino in Trignano a san venanzo ecc. non certo nel centro storico dove oramai siamo rimasti ben pochi.


Commento scritto da Devastato il 20 Agosto 2017 alle 21:20
La proposta non è di spostare l'altare in una cappella laterale, ma di eliminarlo. Inoltre l'antico altare cosmatesco oggi è troppo piccolo, e perciò hanno pensato a spaginare i lati per allargarlo, seriamente rovinando anche quello. Finalemente, tutti gli altari del duomo oggi sono disegnati dal Valadier, una unità di disegno miracolosa, e rovinare l'insieme sarebbe tragico. Sul resto - non ho molto da dire - è un peccato, ma con questa colpevole indulgenza si finirà per fare quello che vogliono in barba a qualsiasi regola seria di tutela. Manca la protezione della curia, della soprintendenza e vedo, di gran parte della popolazione che sembra non reaggire


Commento scritto da perché?! il 20 Agosto 2017 alle 21:38
mi sfugge la necessità dell'intervento

qualcuno ci faccia capire la ragione di questa operazione che francamente appare astrusa e inutile

non è che uno sposta gli altari come cambierebbe il colore delle piastrelle nel proprio bagno!



Commento scritto da Gabriele Martinelli il 20 Agosto 2017 alle 22:11
Da molti anni a questa parte a Spoleto illustri prelati arrivano solo per acquisire il titolo arcivescovile, da tenere nei propri paramenti, ad personam, in altre diocesi. Pleonastico farne l’elenco. Boccardo non fa eccezione. Era addetto ai viaggi papali e poi, non si sa perché, fu sollevato dall’incarico con la formula non scritta “promoveatur ut amoveatur”. Potrei fare un elenco lunghissimo di istituzioni di cui Spoleto è stata spogliata nei decenni, a cominciare dall’archivio notarile spostato a Terni ai tempi della mia adolescenza spoletina, dalla Caput Umbriae ad un posto che per secoli non era neppure sede di delegazione pontificia. E così proseguendo, fino alla Banca Popolare, (ex) orgoglio del popolo ducale. Sveglia!


Commento scritto da Roberto Quirino il 22 Agosto 2017 alle 00:25
Il fatto grave è anche che si tratterebbe, questo rifacimento della zona presbiteriale del Duomo, di un intervento irreversibile, al contrario di quanto fatto in via di Portafuga, dove basterebbe abbattere i muretti in mattoncini e colmare i pochi metri quadrati di antico lastricato (per lo più infestato da erbacce e rifiuti), per restituire al luogo respiro, comodità e decoro. Comunque, in effetti, non è questo il problema, che è invece la pericolosità di un intervento su un illustre monumento, patrimonio d'arte dei cittadini del mondo, inutile, dettato da non si sa cosa, forse dall'ansia di lasciare traccia del proprio passaggio in questa diocesi i cui monumenti per altro sono stati già martoriati dai recenti terremoti: senza rievocare quanto non c'è più in Valnerina, infatti, vediamo che solo a Spoleto S. Domenico è chiusa, come S. Filippo, S. Lucia, S. Maria del Massaccio, ecc. ecc. Non sarebbe opportuno spendere meglio quei soldi destinati ad un più che discutibile intervento, quale ne sia la loro provenienza (l'8x1000?, il 5x1000, o altro ancora?)


Commento scritto da gigi il 22 Agosto 2017 alle 17:56
La mania di questi prelati di modificare gli interni delle chiese non è nuova. Mi ricordo di un frate che a S.Domenico smartellava dietro l'altare alla ricerca di chissà cosa e aveva la pretesa di rifare il volto della Vergine, pittura posta all'entrata a destra , sopra una acquasantiera. Un volto orrendo, con tutto rispetto, a lavoro ultimato. Per fortuna, con i lavori di ristrutturazione, tolsero quella vergogna di restauro, fatta non si sa da chi...


Commento scritto da Roberto Quirino il 23 Agosto 2017 alle 01:57
Certo, lo stesso frate aveva spostato l'importante tavola di S. Pietro Martire, dell'anonimo postgiottesco detto Maestro di Fossa, dalla parete absidale della chiesa ad un altare di controfacciata, a sinistra entrando. Inoltre, lo aveva dotato di una cornice dipinta sulla parete in smalto azzurro, uso cucina o toilette. Il dipinto è stato poi spostato nella moderna cappella del Sacramento, difficilmente visibile perché esposto fra due finestre. Ecco, con la chiusura per inagibilità di S. Domenico, quando potremo rivedere questa bellissima tavola? Quando potremo rivedere i suggestivi affreschi quattrocenteschi della cappella della Maddalena e la pala del grande Lanfranco?


Commento scritto da uno di passaggio il 23 Agosto 2017 alle 17:24
Questo splendido altare fu già violentato da qualche abbondante Monsignore che lo fece ribassare di 5 scalini cancellando tutto il suo slancio verso l'alto, ma forse nascondeva all'assemblea il suo trono. E ora lo scempio prosegue. Dove sei o Maffeo Barberini....torna di nuovo qui!


Commento scritto da gigi il 23 Agosto 2017 alle 19:35
La ringrazio, Sig. Roberto, il suo appunto è molto esaustivo, e ha detto cose che io, che frequentavo la parrocchia, non avevo notato La sua competenza nell'arte le fa onore.



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