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Cronaca, 15 Febbraio 2013 alle 15:05:16

La vicenda Brushwood, delle vittime e dei carnefici della cementificazione in Umbria

I quattro giovani spoletini massacrati sui media e poi dimenticati dalle istituzioni. Movimento ambientalista distrutto. A chi ha giovato tutto ciò? [Commenti]


Daniele Ubaldi

La sentenza emessa dalla corte d'Assise d'Appello di Perugia, che ha assolto Andrea Di Nucci da ogni accusa, riducendo i capi d'imputazione per gli altre giovani spoletini a semplici danneggiamenti, minacce o scritte sui muri, ha di fatto demolito, umiliandola, la pretestuosa e spettacolare tesi


accusatoria, teorizzata nel 2007 dal procuratore Manuela Comodi - la stessa dell'assoluzione di Amanda Knox - e dal generale dei Ros Giampaolo Ganzer, attualmente condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.


Di fatto, e questa è la prima notizia, un giovane spoletino ha trascorso 100 giorni in carcere e altri 10 mesi agli arresti domiciliari da innocente, accusato di essere un terrorista. Ma la corte d'Appello ha appurato che di terroristi, in questa storia, non ve n'è l'ombra. Di Nucci è dunque un innocente totale, a meno che l'essere amico di Michele Fabiani non possa costituire in sé una colpa: un innocente gettato nel tritacarne di Brushwood per ragioni ancora non meglio conosciute.
Dunque, da qualsiasi lato la si voglia guardare, la tanto sbandierata cellula terroristica anarco-insurrezionlaista-informale-rivoluzionaria-bombarola-psicodinamitarda, composta inizialmente da cinque, poi quattro, poi appena due (!) spoletini incensurati, secondo i giudici non è mai esistita. Con buona pace dell'ex governante dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, che tanto si era affrettata ad abbracciare Ganzer e ad esprimere in mondovisione la propria felicità per la perfetta riuscita delle operazioni dei militari.


A proposito dei militari, come ogni spoletino ben si ricorda, i Ros - Reparto operativo speciale, vale a dire il top che l'Arma abbia da offrire - erano intervenuti quel 23 ottobre 2007 con diversi elicotteri e oltre 100 uomini, chiamati ad arrestare cinque potenziali terroristi, cinque giovani conosciutissimi in città, cui - a saperlo prima - sarebbe bastato telefonare e chiedere di presentarsi in caserma, in via dei Filosofi. La domanda, a cinque anni e mezzo di distanza, è e rimane sempre la stessa, da porre con ancora più insistenza alla luce della sentenza dell'altro ieri (13 febbraio): a cosa è servito il blitz spettacolare, militare e mediatico, che ha trasformato in incubi le vite di cinque spoletini, uno dei quali non è vissuto abbastanza a lungo per veder ripulito pubblicamente il proprio nome?


Forse la strada che offre le maggiori possibilità di comprensione della vicenda, almeno in una chiave politico-istituzionale, è quella che ripercorre dal principio le tappe fondamentali di una delle storie più vergognose della giustizia in Italia, forse la peggiore mai vista in Umbria.


Primavera 2006-Estate 2007. In Umbria, e a Spoleto in particolare, un movimento civico che coinvolge decine di associazioni, gruppi consiliari, giornalisti, scrittori, ambientalisti ed alcuni partiti di minoranza, dà vita ad una lunga campagna di protesta nei confronti della cementificazione selvaggia subita dal territorio. In città, alcuni degli esempi di commistione tra politica locale e grossi gruppi di interesse nell'edilizia sono, per gli esponenti del movimento, l'Ippodromo-cava di Poreta, il nuovo centro commerciale Coop di via dei Filosofi, il Piano regolatore generale del Comune, il progetto del campo da golf di Torregrosso, le lottizzazioni di Colle San Tommaso e Collerisana, il nascente palazzo della Posterna - meglio noto come Mostro delle Mura - e altri ancora. La prima diretta conseguenza di queste iniziative è una serie di intimidazioni prima, e una pioggia di querele per diffamazione poi, piovuta addosso a giornalisti, intellettuali, ambientalisti e politici non allineati. L'Umbria, in quel periodo, sta vivendo la fase più intensa della ricostruzione post-sisma del 1997. Il territorio regionale cambia profondamente, subendo massicce cementificazioni spesso contestate da esponenti politici e della società civile. La criminalità organizzata entra definitivamente nella "non più tanto verde" Umbria, partecipando agli appalti e vincendone decine. In particolare la Camorra, specificatamente il clan dei Casalesi, fa la parte del leone stabilendo un largo giro di affari che ha portato - nel settembre del 2011 - al sequestro di beni mobili ed immobili, per un valore di oltre 100 milioni di euro ed all'arresto, a Perugia ed in altre città del centro Italia, di 16 persone affiliate al clan. La ricostruzione disegna i nuovi equilibri elettorali e di governo dei territori in Umbria. Accanto ai tradizionali blocchi di potere ed al ruolo storico della massoneria, emerge la nuova lobby del cemento, potente, arrembante e con il controllo pressoché totale sull'informazione che conta.


Passo indietro, 13 giugno 2005. Il generale del Ros Giampaolo Ganzer viene rinviato a giudizio insieme ad altri 25 imputati dal gup di Milano Andrea Pellegrino. L'accusa ipotizza i reati di associazione a delinquere, traffico di stupefacenti e peculato, posti in essere mediante abusi sistematici degli strumenti che vengono concessi agli investigatori che operano, per così dire, "in prima linea", ritardando arresti e sequestri di stupefacenti in modo irregolare.


20 agosto 2007. La presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti riceve una busta contenente una lettera minatoria, accompagnata da due proiettili.


23 ottobre 2007. I Ros del rinviato a giudizio Ganzer (incredibilmente non sospeso dal servizio) fanno irruzione nelle abitazioni dei presunti terroristi, arrestando cinque giovani spoletini: Michele Fabiani, Andrea Di Nucci, Dario Polinori, Damiano Corrias e Fabrizio Reali Roscini (quest'ultimo sarà riconosciuto del tutto estraneo ai fatti e completamente scagionato soltanto poco tempo prima la sua tragica scomparsa, avvenuta il 23 giugno di tre anni più tardi). Quella stessa mattina, dopo che tutti i telegiornali nazionali hanno aperto con gli arresti, giunge il plauso e il ringraziamento della presidente Lorenzetti all'operato della magistratura e del generale Ganzer. Il mattino seguente la notizia è in prima pagina persino sul Washington Post.


23 ottobre 2007-luglio 2008. Michele Fabiani, principale accusato dell'inchiesta Brushwood, trascorre nove mesi in carcere fra Perugia e Sulmona. Andrea Di Nucci, l'altro indagato per il quale il giudice ha deciso il carcere preventivo, ne esce dopo 100 giorni.


Sino a fine novembre 2008 Fabiani rimane agli arresti domiciliari, ospite di Don Antonio Pauselli nella parrocchia di Santa Maria della Misericordia, a Terni.


7 aprile 2009. Nella corte d'Assise di Terni parte il processo ai quattro ragazzi di Brushwood, accusati a vario titolo di avere aderito ad un'associazione sovversiva finalizzata alla perpetrazione di atti terroristici di stampo anarchico-informale, il più grave dei quali sarebbe stato l'invio della lettera contenente minacce e proiettili alla Lorenzetti. La stessa Presidenza della Giunta regionale è parte civile nel processo.


10 luglio 2010. Il generale Giampaolo Ganzer viene condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti. Nella sentenza si parla anche di un giro di armamenti, che sarebbero stati importati in Italia e poi ceduti alla malavita organizzata allo scopo di procurarsi la droga. Parte del ricavato dalla vendita delle armi, infatti, sarebbe stato intascato dall'associazione a delinquere guidata da Ganzer, mentre il grosso dei fondi serviva ad acquistare ed immettere sul mercato lo stupefacente, da utilizzare come "esca" per incastrare alcuni spacciatori minori con la complicità dei grossi gruppi narcos del Centro America. Il tutto, secondo il giudice, per garantirsi una più rapida carriera. Malgrado questa prima sentenza, Ganzer - che ricopre uno dei ruoli più delicati e importanti all'interno dell'Arma in Italia - non viene sospeso dall'incarico.


11 maggio 2011. I quattro imputati di Brushwood vengono tutti condannati in primo grado, ma con dei considerevoli ridimensionamenti delle pene e del profilo criminale costruito dagli inquirenti a partire dal 2007. Polinori e Corrias sono riconosciuti estranei alla fantomatica associazione sovversiva, e condannati a 12 mesi ciascuno per alcuni danneggiamenti a dei cantieri e diverse scritte sui muri. Malgrado ciò, il pubblico ministero Manuela Comodi chiede ed ottiene - al termine di un'arringa imbarazzante, durante la quale perde il filo più volte confondendo fatti e nomi - che Fabiani e Di Nucci siano condannati per associazione sovversiva, anche se è a tutti noto che per profilarsi il reato di associazione criminale è necessaria la presenza di almeno tre soggetti coinvolti. La Comodi, in pratica, crea la prima associazione composta da due individui, per giunta privi di soldi, di un covo e di armi. Ma per la giuria di Terni tutto ciò conta solo fino a un certo punto: le richieste del pm vengono accolte sotto il profilo giuridico, anche se le pene sono tagliate del 70% rispetto a quelle richieste dalla Comodi. E così Fabiani prende 3 anni e 8 mesi (l'accusa ne aveva chiesti 9), Di Nucci 2 anni e 6 mesi (per lui erano stati 8 gli anni richiesti dal pm Comodi), mentre Polinori e Corrias, come detto, un anno a testa contro i 6 ciascuno domandati dal pubblico ministero. Una sentenza comunque ingiusta, ma di sicuro il primo, forte scricchiolio di un castello accusatorio che ha voluto fare di quattro ragazzi incensurati, incapaci di fare del male a una mosca, dei pericolosi criminali anarco-insurrezionalisti.


18 maggio 2011. Michele Fabiani scrive al direttore di Spoletonline le proprie riflessioni sulla condanna ricevuta, in una lettera dal titolo: "Serviva una prima volta".


13 febbraio 2013. Siamo ai giorni nostri. A cinque anni e mezzo di distanza dagli elicotteri sopra Spoleto e dagli arresti dei Ros, la corte d'Assise d'Appello di Perugia riconosce Andrea Di Nucci completamente estraneo da tutti i fatti imputatigli, e lo assolve in secondo grado di giudizio. A Fabiani la pena è ridotta di oltre un terzo, passando da 3 anni e 8 mesi a 2 anni e 3 mesi. Sarebbe lui, adesso, l'unico responsabile dell'invio della lettera di minacce alla Lorenzetti, azione compiuta a titolo puramente personale. Per Corrias la pena scende di un mese, passando a 11, mentre nulla cambia per Polinori. Ma quel che più conta, il teorema del terrorismo è definitivamente smantellato.


Cosa significa tutto ciò? Che gli elementi raccolti dagli inquirenti tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, perquisizioni nelle abitazioni degli imputati, interrogatori e quant'altro, si sono rivelati drammaticamente insufficienti per il calvario che è stato fatto vivere ai quattro giovani. Fabiani e Di Nucci hanno vissuto, a 20 anni, l'esperienza del carcere in isolamento. Rispettivamente per 100 e 400 giorni, Di Nucci da innocente e Fabiani, forse, da colpevole di un gesto sbagliato ma comunque non terroristico, sono stati sottoposti a misure restrittive della propria libertà.


Dunque, si potrebbe pensare, questi quattro giovani sono vittime di un immenso equivoco giudiziario-investigativo: potrebbe anche darsi, malgrado tutti gli elementi a discarico emersi durante l'inchiesta non abbiano mai fatto vacillare la convinzione, nella pubblica accusa, dell'esistenza di un'organizzazione terroristica anarco-insurrezionalista nella piccola Spoleto. Ma non è questa la sede per decidere sulla buona o malafede di chi ha condotto le indagini. Sul loro conto sia sufficiente la cronaca: il coordinatore delle operazioni è un condannato in primo grado per traffico internazionale di stupefacenti, mentre il pubblico ministero è lo stesso capace di perdere il processo per l'omicidio Meredith, per il quale - al momento - c'è soltanto un condannato "per concorso in solitaria", visto che non si capisce bene insieme a chi abbia agito.


Ma la riflessione da fare, forse, è un'altra. A quasi sette anni di distanza dall'inizio delle battaglia ambientaliste a Spoleto, la cava di Poreta è ancora là, in tutto il suo macabro splendore, a fare bella mostra dello scempio subito; il Mostro delle Mura sono due palazzi residenziali abitati dalle più rispettabili famiglie spoletine, che svetta arrogante dentro le mura antiche della città: le denunce contro gli oppositori dell'urbanistica contrattata, delle quali i principali autori sono proprio i costruttori degli edifici, sono state in gran parte archiviate senza che i diretti interessati venissero informati; i colli di Spoleto sono ormai antichi ricordi, lottizzati e antropizzati oltre ogni possibilità di respiro; il campo da golf a Torregrosso, che prevedeva 40mila metri cubi di lottizzazione, è un progetto naufragato non per la forza delle idee, ma per la non praticabilità del percorso decisa dalla Provincia di Perugia e per, è inutile nasconderlo, interessi analoghi - creazione di un campo da golf, appunto - in un'altra parte della Regione. Insomma, gli arresti e le denunce hanno avuto l'effetto di bloccare il movimento di protesta al quale aveva aderito una larghissima parte dell'opinione pubblica locale, oltre a tappare la bocca a (quasi) tutti i giornalisti indipendenti del territorio. Sarà stata forse una combinazione, ma di sicuro è quello che è accaduto. Di fatto, pertanto, i quattro giovani di Brushwood sono stati il salvacondotto della lobby del cemento a Spoleto e in Umbria, i "pericolosi terroristi nemici dello sviluppo" da additare come estremi rappresentanti di un movimento di cittadini che voleva soltanto difendere il paesaggio e le sue ricchezze storiche dalle speculazioni: un intralcio che andava rimosso con ogni mezzo, compreso quello della criminalizzazione.


E allora, Lorenzetti: ti senti ancora di congratularti con Ganzer e gli inquirenti? Pensi davvero che quel 23 ottobre sia stata sgominata una pericolosa banda di terroristi che ti minacciava con dei bossoli? Soprattutto, chi è che - oggi come allora - ritiene Fabiani, Di Nucci, Polinori e Corrias dei criminali?



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Commenti (14)

Commento scritto da Il Corvo della rocca il 15 Febbraio 2013 alle 19:38
Per la libertà tolta ai cittadini incolpati, per il dolore loro arrecato, per la loro dignità annientata e per le altre conseguenze subite, chi paga? I soliti cittadini colpevoli di mantenere in piedi le istituzioni con i loro oneri? Non sarebbe il caso di avviare una nuova procedura atta ad accertare i veri colpevoli di questo risultato e addebitare loro le spese?


Commento scritto da il cospaiese il 15 Febbraio 2013 alle 19:42
La Zarina è impegnata a dover dare ben altre risposte a Perugia per la Sanitopoli umbra (rinvio a giudizio) e a Firenze (indagata dalla Procura). Presumo di tempo per congratularsi con qualcuno ne è rimasto ben poco. A proposito il Generalissimo con 14 anni sulle spalle che fine ha fatto? E' ancora in servizio con magari tanto di autista e scorta?

Perpetua et firma libertas


Commento scritto da michael g. jacob il 15 Febbraio 2013 alle 23:11
Il Generallissimo sta 'comodamente' in pensione.



Commento scritto da Perseo il 16 Febbraio 2013 alle 03:52
Chi riparerà il danno morale del carcere preventivo subito da innocenti?



Siamo un paese dove la giustizia non funziona affatto.

Tempi lunghi, molti gradi di giudizio e conseguenti frequenti ribaltamenti delle sentenze, tante, troppe leggi spesso contraddittorie, spettacolarizzazione degli arresti, le gogne mediatiche e le fughe di notizie dalle procure.

Aggiungo il divismo dei Gip e la loro apparente aura di sacralità: probabilmente molti si considerano giudici divini, quando sono esseri umani come tutti noi che possono commettere errori e subire il condizionamento delle loro passioni. Anche per il loro lavoro se svolto male dovrebbero essere previste sanzioni.

Apparentemente il nostro è un sistema garantista, in effetti è un sistema che deve essere modificato.

Gli attacchi berlusconiani alle toghe rosse hanno sortito l'effetto di precludere possibili accordi con le opposizioni che avrebbero reso possibile un cambiamento del sistema.



Occorre riformare la giustizia, portiamo avanti questa idea.



Commento scritto da Max il 16 Febbraio 2013 alle 09:26
Mi rendo conto che commentare è difficile, è già difficile leggerlo questo articolo, un atto di denuncia soprattutto verso quelli che imperterriti continuano a votare il partito della MPS, della sanitopoli, dell'ippodromo, con la "scusa" che gli altri non sono migliori...

E' frustrante pensare che gli spoletini e gli umbri siano così pecoroni da affidare le proprie vite a questa gente che continua a presentare le stesse facce e gli stessi "programmi" (accaparramento di poltrone).

Intanto complimenti ad Ubaldi che dimostra che il giornalismo è ancora possibile, che è possibile lanciare un grido di accusa anche solamente riportando i fatti così come sono (non tutti ne hanno il coraggio).

Penso che il futuro di Spoleto passa anche da quà...


Commento scritto da aureliof fabiani il 16 Febbraio 2013 alle 10:00
Chi ci mette la faccia, il coraggio, la dignità è un giusto. Daniele lo è stato sin dal primo momento. Navigare contro venti contrari non è facile. Il vento che si oppone alla navigazione della verità è quella dei poteri (politici/militiari/giudiziari); i giusti ce la possono fare, quando hanno l'aiuto di un popolo che dubita di fronte alle false verità soffiate dai potenti. Ho sentito tante volte dire di Spoleto cose non belle; ho l'obbligo di dire perciò che i cittadini di Spoleto sono stati meravigliosi fin dal 23 ottobre 2007, da subito hanno rigettato la fiction, dei buoni: il generale, la governante, la giudice, che vincono i cattivi: i nostri cinque ragazzi, confezionata per puntellare carriere in crisi o o far decollare quelle in via di decollo.


Commento scritto da LO SPOLETINO il 16 Febbraio 2013 alle 10:08
COME MAI LA STAMPA NON FA' ALCUN CENNO DELLA VICENDA COME LA NOSTRA CITTA' E' STATA SETACCIATA VISTA COME COVO DI TERRORISTI IN MONDO VISIONE PER UN SPORADICO GRUPPO DI RAGAZZINI BOLLATI COME TERRORISTI DI PRIMA LINEA CON CON TANTO CLAMORE POLITICO.PER LA NOSTRA AMATISSIMA LORENZETTI GOVERNATRICE DI FOLIGNO a NO errore DELL'UMBRIA


Commento scritto da Michele il 16 Febbraio 2013 alle 13:23
Editore libero Ubaldi...... Hai idee poco comprensibili riguardo la magistratura. Quando furono accusati e poi condannati i costruttori dell'ecomostro, scrivevi su queste colonne che le sentenze andavano rispettate e che la procura aveva fatto un gran lavoro e che giustizia era stata fatta. Su la vicenda Brushwood ti sei sempre schierato contro la procura e i giudici, forse solo perché andavano contro le tue tesi. Troppo comodo non ti sembra?

Fai chiarezza con te stesso e cerca di andare alla ricerca della verità, e non fare di SOL il giornale on line di casa rossa....



RISPOSTA: caro Michele, le sentenze vanno sempre rispettate. Ma per il modo in cui ragiono io non esiste la "magistratura buona" o quella "cattiva"; oppure la "politica buona" o "cattiva". Esistono i magistrati, i politici, i pizzicagnoli, gli idraulici, i giornalisti che lavorano in buona fede e sono più o meno bravi a svolgere il loro ruolo sociale, come pure chi non è in grado di occupare quella posizione oppure, peggio ancora, la occupa in malafede per svolgere un ben preciso ruolo, a tutela di pochi contro gli interessi di molti. Questo è ciò che penso. Per il resto, non ho mai detto che la procura ha fatto un gran lavoro quando hanno condannato i mostri e i loro padri. Tant'è che in secondo grado la sentenza è stata ribaltata. Quindi, nella migliore delle ipotesi, hai un cattivo ricordo di quei giorni, ma puoi rinfrescarti la memoria con una piccola ricerca sul web. Ti ricordo che io non parlavo neanche dell'argomento, in quanto sotto indagine per diffamazione - denuncia del geometra Valentini - e quindi voce "non attendibile". Sei fuori strada. Mi dispiace per te, ti è andata male.



Daniele Ubaldi - editore libero


Commento scritto da solidale il 16 Febbraio 2013 alle 14:31
Bravo Daniele, hai avuto coraggio!

Rispondo ad alcune domande che pongono i commentatori. Ganzer ora è in pensione. Ci è andato regolarmente, dopo circa un anno dalla condanna. La pensione non è stata quindi fatta per salvare la faccia (e comunque sarebbe stato poco, necessaria era l'espulsione!). Prima di andare in pensione, l'ultima operazione della sua vita l'ha fatta di nuovo in Umbria, di nuovo con la Procura di Perugia, di nuovo con il pm Manuela Comodi, di nuovo contro gli anarchici: 10 arresti in tutta Europa (di cui 4 umbri). Tutti, eccetto una ragazza, sono ancora in carcere dopo 7 mesi.

Per questo mi fa arrabbiare chi dice che la magistratura è Buona e i politici Cattivi, cosa che a causa del corrotto Berlusconi a sinistra dicono in tanti, troppi. Manuela Comodi non è un magistrato che sbaglia. Si sbaglia una volta. Se ci si affida allo stesso Ganzer per continuare, anche dopo Bruswhood ad arrestare anarchici in giro per l'Italia, l'argomento della buonafede non si tiene in piedi. Purtroppo Andrea potrò chiedere risarcimento allo Stato, non alla Comodi. La responsabilità civile dei giudici in questo paese, nonostante il referendum dopo il "caso Tortora", è ancora una utopia.

Rilancio la domanda di Max: come si fa a votare il PD della Lorenzetti? Ma anche: come si fa a votare i manettari a 5stelle? Quelli che dicono che chi ha precedenti penali non deve fare politica. Uno come Michele Fabiani, pur se condannato a 2 anni e 3 mesi, voi lo vorreste in politica? Io lo vorrei eccome! Ma ancora: come si fa a votare la sinistra del magistrato Ingroia? Penso che la scelta di invitare Di Pietro a Spoleto a 5 giorni dalla sentenza Bruswhood sarà un boomerang micidiale per la sinistra. Vedremo se qualcuno gli farà delle domande sui temi della repressione contro i rivoluzionari. Rispetto alle elezioni, questa sentenza conferma la mia opinione: Io me ne starò a casa.


Commento scritto da mir@gmail.com il 16 Febbraio 2013 alle 15:50
L'articolo è assolutamente fazioso e proprio per questo FANTASTICO. Era ora. Questo mito dell'imparzialità dei media non l'ho mai sopportato. Onore al Partigiano, nel senso che parteggia, Daniele Ubaldi.

Daniele non dimentica nulla. Bravissimo. Un solo dettaglio non viene inserito, ma nella mole di informazioni qualcosa pur si dimentica: Di Nucci è stato ASSOLTO del tutto fate bene a ricordarlo come prima notizia. Ma ha anche detto che Michele, Dario e Damiano, condannati a 2 anni e 3 mesi, 1 anno, 11 mesi, rispettivamente, se fossero stati indagati a piede libero (come la Lorenzetti e Ganzer) non avrebbero scontato nemmeno un giorno di carcere (pur condannati) perché coperti interamente dalla condizionale.Questa cosa purtroppo è irrisarcibile


Commento scritto da spoletino indignato il 16 Febbraio 2013 alle 19:10
Non è Daniele Ubaldi, ma la magistratura che in Umbria è chiaramente faziosa a beneficio di un preciso partito, vedasi vicenda Goracci.


Commento scritto da x il finto Michele il 16 Febbraio 2013 alle 19:21
Non mi risulta che i costruttori dell'Ecomostro siano stati un anno in carcere. Gli ecomostri e gli anarchici sono stati entrambi assolti in appello. I secondi però, dopo un anno di carcere. Nemmeno Del Papa accusato di omicidio ha fatto ancora un giorno di carcere.

Non sono d'accordo che le sentenze si rispettano sempre e comunque, Una giustizia che incarcera gli anarchici e lascia a piede libero costruttori e devastatori è una giustizia classista. Ovvero che punisce i poveri e i ribelli e protegge i ricchi e i padroni. Hai capito l'antifona Miche'


Commento scritto da Ettore Magrini il 17 Febbraio 2013 alle 19:19
I ragazzi più sensibili che si battono affinchè non venga deturpato un bellissimo territorio, subiscono una violenta repressione.

Una città che, al di là del credo politico, non esita a schierarsi con i giovani arrestati.

La stampa locale (con qualche eccezione) che sostiene le lotte per salvaguardare Spoleto e i suoi ragazzi.

Questo articolo racconta in maniera minuziosa e bellissima la difficile ma meritoria difesa ambientale.

Daniele, sei coraggioso e dai coraggio!

Ettore Magrini



Commento scritto da cose che succedono il 19 Febbraio 2013 alle 12:04
Non ci dimentichiamo che la magistratura, la cui buona fede è fuori discussione, è fatta di uomini che come tali possono sbagliare, anzi è da apprezzare che altri magistrati abbiano avuto il coraggio di riconoscere l'errore, sia pure tardivamente.


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